Sui diversi modi di intendere una vacanza con i bambini

Non c’è una maniera univoca di intendere una vacanza con i bambini. Ho questo articolo in mente da qualche settimana. Precisamente da quando ho letto l’articolo di Lara di NasceCresceRompe sulla sua vacanza in un villaggio family friendly in Sardegna (lo trovate a questo link) e la polemica che ne è seguitanei giorni successivi su un gruppo facebook di viaggi con i bambini. Lara, che conosco personalmente e che non è di certo “un mostro”, come qualcuno ha cercato di dipingere, è una mamma giovane e nel suo articolo ha tessuto le lodi di un villaggio in cui ha potuto stare serena con il suo compagno, lasciando la bimba di tre anni con gli animatori da mattina a sera. Le è stato detto di tutto, riassumibile nel fatto che è andata in vacanza per “scaricare” sua figlia. Mi dispiace, ma non sono d’accordo.

Anche pure fosse così, cosa ci sarebbe di male?

Ciascuno di noi ha la propria vita, le proprie abitudini. C’è chi lavora da casa e chi in un ufficio fuori. Chi può lasciare il proprio bimbo ai nonni e chi invece è costretto (quando ce la fa) a pagare tate o nido. E quando non ce la fa? Sta col bimbo. Sempre. Ci sono mamme che vedono i propri figli, anche piccoli, due ore al giorno e mamme che invece ci stanno insieme 24/7.

vacanza con i bambini

Questa polemica online (in cui non sono intervenuta per pacifismo) mi ha fatto ripensare alle mie vacanze da quando c’è il Toparco. E subito devo tornare sul concetto di “vacanza”. Ma quale vacanza è per un bambino di nove mesi andare cinque giorni a Copenaghen? E per uno di ventidue andare una settimana a Stoccolma? Ok, Stoccolma è perfetta per i bambini. Peccato che a distanza di due anni lui non si ricordi assolutamente nulla di quello che ha visto, compresi i posti dove siamo stati “per lui”. E una settimana tra Lubiana, Belgrado e Sarajevo? Immagino il relax, dato che, porotopo, ha dormito una giornata intera mentre ci spostavamo dalla capitale bosniaca all’Isola di Rab.

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Invece l’ho visto star bene (ma proprio benebene) in montagna, a Corvara, dove lui la mattina sciava col gruppo dei piccolissimi, io prendevo lezioni collettive e il consorte, dopo aver assisitito la creatura, si buttava giù come un pazzo dalle nere più nere. Ne aggiungo un’altra: stavamo bene pure noi. E parecchio.

E a questo punto dico la mia (stessi mai zitta!): quando nascono i figli, molti (compresi io ed il DottIng) continuano a viaggiare come prima (ok, non proprio come prima, i viaggetti da una o due notti fuori li abbiamo aboliti, altrimenti ne saremo usciti pazzi). Credo sia una cosa giusta: un figlio non ti deve limitare, altrimenti lo vedi come una palla al piede e non va bene. Certo, devi seguire i suoi ritmi, fermarti a cambiarlo o a preparargli la pappa, ma puoi approfittare dei suoi sonnellini per visitare musei che per lui sarebbero noiosi. Diciamo che riesci a visitare e vedere dal 70 al 50 % di cose in meno rispetto a prima.

Per i bambini, l’ideale è una vacanza simile a quella che descrive Lara, o anche Elisa di miprendoemiportovia (potete leggerla a questo link), che ha vissuto un’esperienza analoga a Lara più o meno nello stesso periodo. Conoscendo Elisa e suo marito da prima che avessero il bimbo e avendo seguito i loro viaggi da quando è nato il bambino, posso dirvi che non è la classica famiglia da villaggio vacanze. Ma stavolta anche loro hanno approfittato di un servizio di baby sitting e ne sono rimasti contenti. Loro e loro figlio.

Credo che una coppia, quando nasce un figlio, debba fare solo quello che si sente: se ha voglia di andare dall’altro capo del mondo deve andarci. Bimbo o non bimbo. Se invece, come Lara ed Elisa in villaggio o come noi in settimana bianca, ha voglia di fare attività diverse da quelle dei propri figli, deve farle. Marco è cresciuto tanto durante la sua prima settimana sulla neve: dal primo giorno che non voleva mettersi gli sci ai piedi, all’ultimo che non voleva venir via dalla pista.

marco sugli sci

Un limite mio e del consorte? In quasi quattro anni di Toparco non siamo mai andati un weekend fuori da soli. Che vi devo dire? A noi non va. Per questo siamo due che non si amano? Direi proprio di no. Riusciamo a ritagliarci il nostro tempo come coppia anche con Marco. E noi siamo felici così. E chissà cosa sucederà da ottobre quando arriva il nuovo inquilino!

E voi, come avete viaggiato finora coi vostri bimbi?

2 Comments

  1. Ciao cara Silvia, sono mamma di tre bimbi che vanno dai 4 ai 12 anni, sono una mammablogger che però ha una sezione viaggi nel blog che io e la mia socia stiamo andando ad implementare con i viaggi fatti in passato e nel presente, con i nostri bimbi.
    Condivido praticamente tutto quello che hai scritto: quello che dico a tutte le mamme viaggiatrici preoccupate di non poter più viaggiare è che un figlio è sereno quando lo sono i genitori, e se noi per primi scegliamo viaggi “snervanti” al pensiero di affrontarli con i bimbi a carico, probabilmente dovremmo cambiare meta.
    Credo anche che ogni genitore non si misuri dal tempo che dedica ai suoi figli, ma penso anche che dal momento che si decide di metterli al mondo dobbiamo essere disponibili a trascorre il nostro tempo con loro, cercando di divertirci insieme a loro (non solo di trovare per loro dei divertimenti). Ai nostri figli abbiamo proposto, laddove li abbiamo trovati, i miniclub, ma loro hanno sempre preferito stare con noi, per cui li abbiamo lasciati liberi di scegliere. Detto questo, se mi offrissero di tenermeli un paio di giorni per fare una due giorni in moto con mio marito, non me lo farei ripetere due volte!!!! 😉
    bacio
    sara

    1. Sara, grazie per l’intervento (ed il supporto). Anche il mio è reticente ai miniclub (devo dire che ne ha incontrati pochi durante i suoi parecchi viaggi), ma la scuola di sci, dove inizialmente lo abbiamo forzato ad andare, gli è piaciuta un sacco e ci ripete sempre che vuol ritornarci… e invece l’inverno prossimo, col fratellino piccolo piccolo mi sa che gli toccherà qualche giorno sugli Appennini, al posto della settimana sulle Dolomiti. Povero 😉

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