marco e giacomo rifugio sfilzi

#nonpartosenza in abbondanza: ovvero cosa metto nelle valigie dei Toparchi

Nei giorni scorsi, su Trippando, ho proposto ai miei lettori di provare a sintetizzare la propria valigia con i cinque elementi ricorrenti in qualunque stagione e per qualsiasi durata del viaggio e di raccontarli sui social attraverso l’hashtag #nonpartosenza. Mi rendo conto di quanto per me sia stato naturale, col tempo, ridurre sempre più il numero di oggetti da mettere in valigia. Invece per i figli… Oddio, che passione!

marco e giacomo rifugio sfilzi

A volte mi domando come facciano le altre mamme. Me lo domando perché io, da quando oltre alla mia e a quella del consorte devo preparare anche le valigie dei Toparchi vado in crisi. Anzi, a dir la verità in crisi ci sono stata solo qualche volte col Toparco piccolino. Poi ho risolto: nell’incertezza se portar via solo indumenti per la stagione in corso o anche abbigliamento un po’ più da caldo o un po’ più da freddo, a seconda del periodo, ho iniziato a trasferire in valigia tutti gli elementi presenti nel suo piccolo armadio. Addirittura mi sono ritrovata, la prima volta che siamo stati all’estero (a Copenaghen) a mettere nel suo trolley pannolini sufficienti per tutta la durata del viaggio. Se ci ripenso mi pare follia: ora, ok che io non so il danese, ma immaginarsi che anche là potessero esistere le taglie con delle indicative in peso? Insomma, i numeri sono gli stessi, eh!

Adesso che i bimbi sono due, ho (pian piano!) capito che posso ridurre la quantità di vestiario da portare in viaggio. Diciamo che sto iniziando ad evitare i piumini per andare d’estate al mare (però quando partiamo per la montagna, un piumetto leggero…) e anche nel numero di maglie e pantaloni che porto via cerco di darmi una regolata. Pure per i pannolini di Giacomo ho capito che, ovunque si vada, troverò dei negozi (mamme, i negozi: sapete che esistono anche nei luoghi di vacanza?) e potrò acquistarne là, per cui non riempio più mezzi trolley di pannolini.

Invece sulla biancheria mi è rimasta la fissa. Credo che sia un retaggio ereditato da mia madre, che ha la fissa per la biancheria (che deve essere non asciutta… secca!): per evitare di lavarla  e di rischiare di doverla fare indossare ai bimbi umidiccia, porto via quantitativi pressoché industriali di mutande, calzini e canottiere per il Toparco, calzini e body per il Topacomo. Per non parlare dei pigiami da bambini: se andiamo in albergo ho il preconcetto che c’è sempre più caldo; se andiamo in casa mobile temo sempre che la notte ci sia freschino. Risultato? Porto sempre -dico sempreeee!- pigiami per due stagioni diverse per entrambi i figlioli: la scorsa settimana siamo stati in Puglia, avevo messo in valigia un pigiama a maniche corte ed uno di cotone leggero a maniche lunghe per entrambi. Sapete che nel corso della settimana ci sono serviti entrambi?

Articolo sponsorizzato

Leave a Comment

quattordici − 3 =